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A
"ligrizza" materialmente è un falò fatto
con legno e rami di ginestra.
La
tradizione vuole che il giorno della
vigilia dell'Immacolata davanti ad ogni
casa sia presente uno di questi falò
votivi pronto a bruciare al suono delle
campane, il segnale della Chiesa Madre.
L'accensione
dei falò si accompagna a canti
tradizionali, piatti tipici (chienuliddri,
grispeddri, turdiddri...) e
l'altrettanto caratteristica "apertura
di vutti" (botti di vino).
Carmela Salerno |
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Un
libro da leggere:
La luna e i falò - Cesare Pavese
"...un paese vuol dire non essere soli,
sapere che nella gente, nelle piante,
nella terra c'è qualcosa di tuo, che
anche quando non ci sei resta ad
aspettarti..."
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Nel
periodo intercorrente tra
Immacolata e il Natale, il 13
dicembre si festeggia Santa
Lucia e, in occasione della
vigilia viene tradizionalmente
preparata la cosiddetta "cuccìa":
una pietanza a base di chicchi
di granturco messi in ammollo,
poi bolliti e farciti con miele,
noci o altri ingredienti. |
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La storia della cuccìa
Si dice che alcuni secoli fa
in Sicilia ci fu lunga carestia
e la gente moriva di fame.
Naturalmente
si fecero delle preghiere per
chiedere l'aiuto divino e,
proprio il giorno di Santa Lucia
(13 dicembre) arrivò nel porto
di Palermo una nave carica di
grano.
Il
grano fu subito distribuito e la
gente, affamata, per non perdere
ancora del tempo per macinarlo e
trasformarlo in farina e poi in
pane o pasta, lo cucinò così
com'era e così si sfamò.
Da
allora, in segno di riconoscenza
a Santa Lucia, ritenuta
l'artefice del miracolo, in quel
giorno non si mangiano pane e
pasta, ma , appunto, la cuccìa.
La redazione |
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